Guida non convenzionale alla permacultura

brainstorming permacultura

Permacultura: cos’è e perché è così importante

La permacultura è un approccio basato sull’utilizzo di più discipline con il fine di creare ambienti rurali e urbani sostenibili, in grado di rendere possibile l’accesso alle risorse anche per le generazioni future. Salvaguardia dell’ambiente e tutela della persona sono due aspetti alla base di questa filosofia. 

Facciamo un passo indietro, verso i mitici anni ’70: il club di Roma, il rapporto sui limiti dello sviluppo (sì quello che preannunciava il picco di Hubbert, ovvero l’inevitabile fine del petrolio), e poi la crisi petrolifera, la nascita di una coscienza ecologista…lo sapevi che il primo partito ecologista è nato in Tasmania? E proprio in suolo australiano ha avuto inizio il termine permaculture: nato verso la fine degli anni Settanta da Bill Mollison e David Holgrem come contrazione dei termini “Permanent Agriculture“, ovvero agricoltura permanente.

brainstorming permacultura

 

Da Permacoltura a Permacultura

Una delle domande che saltano in testa è indubbiamente “ma si scrive permacoltura o permacultura?”…come quelle volte che ti chiedi se in qual è ci va l’apostrofo (no, non ci va), o se ciliegie si scrive con la i. Purtroppo non hai a disposizione filastrocche delle elementari per dirimere il dubbio (-are -ere -ire l’acca deve sparire), ma ci sono ottime notizie: entrambe le forme vanno bene, anche se la seconda è più figa e ti spiego perché.

In Italia si è discusso sui due termini, ma alla fine la scelta è caduta su permacultura: ha un respiro più ampio, più filosofico e non solo operativo. Parlare di Cultura Permanente è più significativo rispetto alla semplice agricoltura, non perché questa non sia importante, ma perché permette di pensare più in grande, saltando il riduzionismo a cui ci siamo abituati fin dalle scuole elementari. Insomma, non una semplice materia, bensì un approccio multidisciplinare volto alla creazione di ecosistemi sostenibili e facilmente replicabili.

 

Permacultura è…

un sistema integrato e in evoluzione costituito da piante perenni o che si autoperpetuano e da specie animali utili all’uomo. Si tratta in sostanza di un ecosistema agricolo completo (“Permacoltura, un’agricoltura perenne per gli insediamenti umani”)

La permacultura, quindi, non è una tecnica colturale, bensì un insieme di approcci derivanti dalla necessità di progettare insediamenti umani (non solo agricoli, ma anche urbani e questa è una degli aspetti più interessanti a mio avviso) più in sintonia con i cicli naturali. In parole povere si tratta di ecologia applicata.

Si parla di progettazione, ma a mio avviso a monte di questa fase c’è una filosofia, un approccio alla vita: se non si è pronti a pensare di cambiare, se non ci facciamo domande scomode…beh, allora la permacultura non ha molto senso. Gli stessi autori del resto erano consapevoli di questo aspetto, ricordando come i cambiamenti dal basso possano essere innescati anche da un piccolo gruppo di persone che in qualche modo riescono a “contagiare” gli altri. Semplicemente un passo alla volta.

Il lato positivo dell’economia

Parafrasando Pareto, la permacultura mira al massimo profitto utile con il minimo sacrificio possibile. Sacrificio che non è inteso solo in termini di lavoro e di denaro, ma anche di risorse territoriali, energetiche e culturali.

Detto in soldoni il vecchio pensiero “l’orto vuole l’uomo morto” è una concezione che non solo può, ma deve essere superata. Se ci pensi stiamo applicando uno dei principali concetti della scienza economica a una filosofia che è quantomeno critica nei confronti del pensiero economico dominante. Notevole no?

Lavora di meno, vivi di più

L’idea di base è quella di sfruttare piante non annuali, bensì biennali (come le bietole) o pluriennali (come i carciofi): una volta fatto l’impianto, infatti, non avranno bisogno di particolari attenzioni da parte nostra. Insomma un modello agricolo che rispecchi gli ecosistemi naturali, dove il consumo di energia fossile ed il lavoro umano è veramente ridotto al minimo.

Fukuoka, il pioniere di questa visione “a risparmio energetico”, non arava più nemmeno la terra: seminava lanciando palline di argilla con dentro un seme. La natura faceva il suo corso. E lui aveva grandi raccolti. Se sei scettico ti invito a riflettere sui frutti spontanei: ti è mai capitato di trovare un pomodoro spontaneo? A noi sì…è stata una sorpresa, giuro! Ma ci siamo ritrovati con diverse piantine in più, proprio laddove il terreno non era stato toccato…ho visto campi di zucche spontanee…e tutte le volte mi meraviglio di quanto la natura sappia essere generosa.

albero della permacultura

Coltiva la terra

Un altro principio chiave vede la centralità del suolo: ricreare le condizioni esistenti nel bosco, dove il suolo pullula di vita grazie allo strato superficiale di hummus è quanto di più meraviglioso possa esistere per chi segue la permacultura. Ci si preoccupa della terra, si aiuta a rigenerarsi, a ricreare degli ecosistemi autosufficienti, in cui l’uomo non è più uno sfruttatore, bensì un custode.

Ecco perché le lavorazioni profonde sono bandite: l’obiettivo è preservare e incrementare la vita presente nel suolo, quindi sono da evitare pratiche comuni come quella di arare in profondità, vangare e ribaltare le zolle, utilizzo di sostanze chimiche (fertilizzanti, pesticidi, diserbanti, così come ormoni della crescita).

Da qui la progettazione e realizzazione di sistemi complessi in cui vi sia una piena interconnessione tra vari ambiti dello scibile umano. Gli animali non rappresentano più (soltanto) calorie da assumere, ma hanno una loro importanza fondamentale nell’equilibrio del tutto.

Un esempio banale: le galline liberate in un oliveta andranno a mangiare le olive malate di mosca cadute a terra, ridimensionando così la popolazione del fastidioso parassita nell’anno successivo. Ehi, le galline vanno matte per le chiocciole e le limacce…ti dice niente? 😉

Se eravamo già pronti…perché se ne parla così poco?

Una domanda nasce spontanea…se gli autori vedevano già negli anni ’70 il potenziale rivoluzionario di questo approccio, perché la situazione agricola è peggiorata? Basta farsi un giro per le campagne per NON vedere animali al pascolo e osservare monotone coltivazioni: ettari di mais, di grano ad uso soprattutto zootecnico. E poi, almeno qui da noi, vigneti su vigneti, con proliferazione degli interventi chimici in un susseguirsi di pratiche a dir poco nocive. E allora che fine hanno fatto i permacultori?

Ci sono, pochi ma tenaci. Lavorano sodo per cambiare nel loro piccolo le cose. Ricordi? è anche questo lo spirito della permacultura…piccoli passi verso il cambiamento.

E tu? Hai mai sentito parlare di permacultura?

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